Rivista digitale di critica cinematografica

Che il cinema stia modificando i suoi connotati estetici e produttivi anche e soprattutto grazie all’utilizzo dei social media è un fattore ormai sviscerato.
La massificazione popolare sta portando l’intero campo artistico (settore che interessa prettamente ai nostri lettori) a gestire le proprie influenze estetiche ed economiche, nonché etiche.
All’interno del ‘cinema di sistema’, i registi cessano di essere autori per diventare semplici esecutori, costretti a piegare la propria visione creativa alle rigide esigenze del mercato. Nulla di più svilente che ci possa essere e, soprattutto, che porta ad un annichilimento totale dell’autorialità.
Basti vedere come le piattaforme streaming stanno cercando di monopolizzare il sistema per uniformare e rendere il tutto con una chiara visione da Grande Fratello orwelliano (Netflix che vorrebbe acquisire le azioni Warner Bros inclusi i suoi studi cinematografici e televisivi, HBO Max e HBO è l’ultima in ordine di arrivo).

Il discorso è più complesso di quanto espresso in queste poche righe, ma per darvi un’idea della situazione, mi piacerebbe addentrarmi per scrivere una serie di articoli che possano dare una chiave di lettura sul tema in questione, come già fatto con questo che vi invito a leggere: Media e New Media: la ridefinizione della creazione tra piattaforme e algoritmi nella cultura visuale.

[…] L’integrazione dei modelli di intelligenza artificiale nei processi di generazione delle immagini in movimento ha aperto un nuovo spazio di sperimentazione per
registi, digital artist, new media artist e videomaker che si sono confrontati con nuo
ve forme di storytelling, esplorando linguaggi ibridi capaci di attraversare il video musicale, lo spot pubblicitario e il cortometraggio narrativo. Nuove pratiche si sono rapidamente diffuse attraverso territori para-cinematografici come i meme e la pornografia, per trovare una prima istituzionalizzazione nell’arte contemporanea e nel cinema, contribuendo a ridefinire il nostro rapporto con gli artefatti audiovisivi. Sebbene non esista, a oggi, una tassonomia codificata in merito, è indubbio che alcuni strumenti IA abbiano ampliato l’accesso ai processi di produzione iconografica e cinematografica, consentendo a nuovi soggetti di intervenire nella creazione di contenuti visivi e modificando radicalmente il lessico del fare cinema.

The Social Dilemma (2020) di Jeff Orlowski – Frame da film

Il rapporto tra i social media e il cinema contemporaneo non si limita a una semplice campagna pubblicitaria, ma rappresenta una vera e propria trasformazione strutturale che investe la promozione, la distribuzione, la fruizione e persino la produzione stessa delle opere. L’antica natura sociale del cinema – fin dalla sua nascita inteso come spettacolo collettivo -, viene oggi amplificata in modo esponenziale dalle piattaforme digitali, che hanno ridefinito lo statuto dello spettatore, trasformandolo da fruitore passivo a “post-spettatore” attivo, parte di una community online.

Il primo e più evidente impatto si osserva nel marketing e nella generazione di hype. I social media non sono più solo canali per veicolare trailer, ma diventano il terreno di gioco per campagne di transmedia storytelling e di guerrilla marketing che precedono e seguono l’uscita del film, alimentando una conversazione continua. Esempi celebri includono la strategia adottata per film come The Amazing Spider-Man (2012), dove misteriosi murales e pacchetti a tema vennero diffusi online per stimolare l’interesse mesi prima del lancio, o il recente e massiccio fenomeno del “Barbiecore” per il film Barbie (2023) di Greta Gerwig. Quest’ultimo ha sfruttato la creazione di tendenze virali su piattaforme come TikTok, incoraggiando gli utenti a ricreare l’estetica del film, trasformando di fatto gli spettatori in involontari content creator e promotori del prodotto. Questo fenomeno è così potente che ha persino generato il neologismo #TikTokMadeMeWatchIt, a testimonianza dell’influenza diretta sul comportamento di acquisto dei biglietti.

Guerrilla marketing per Spider-Man
Guerrilla marketing per Barbie

Questa nuova dinamica di promozione ha avuto un effetto diretto anche sulla narrazione e sull’estetica. La necessità di generare contenuti “condivisibili” e adatti al formato breve dei Reels o di TikTok, come l’imitazione di scene o coreografie (si pensi alla celebre danza di Jenna Ortega in Wednesday), spinge talvolta i produttori a includere nel film o nella serie elementi che sono intrinsecamente destinati alla viralità. Inoltre, la popolarità dei trend basati sull’imitazione di stili registici, come l’esempio del fenomeno “Se la mia vita fosse un film di Wes Anderson”, dimostra come il pubblico utilizzi i codici cinematografici per l’auto-narrazione sui social, creando un circolo virtuoso tra estetica filmica e meme culture.

Jenna Ortega e la scena del ballo diventata virale – Frame da film

Le piattaforme streaming e social hanno accelerato l’evoluzione della stessa esperienza filmica verso la post-cinematografia. L’algoritmo non si limita a suggerire film, ma crea bolle di fruizione personalizzate analizzando ogni micro-movimento dell’utente, dal tempo di visione allo skip. Questa logica algoritmica, volta a massimizzare l’attenzione, entra in contrasto con l’esperienza contemplativa e collettiva della sala, ma al tempo stesso ne espande la portata, permettendo a registi e attori di connettersi in tempo reale con il loro pubblico attraverso live e contenuti dietro le quinte, creando un senso di prossimità che non esisteva nell’era pre-digitale.

I social media hanno radicalmente democratizzato e, per certi versi, frammentato l’esperienza cinematografica, rendendo il film un oggetto narrativo espandibile e interattivo la cui vita non finisce con i titoli di coda, ma continua e prospera nella conversazione incessante e nelle creazioni della comunità online.

[…] È importante non cadere nella tentazione di immaginare soltanto scenari estremi. La realtà è più complessa e, per certi versi, più insidiosa. Stiamo vivendo un duplice movimento che minaccia e rilancia l’esperienza cinematografica tradizionale da direzioni opposte.
Da un lato, i grandi studios utilizzano l’IA per analizzare miliardi di visualizzazioni, ricavando pattern su ciò che “funziona”: la durata ideale di una scena d’azione, il momento perfetto per il plot twist, il color grading che massimizzi l’engagement. Il risultato è un cinema spesso più standardizzato, dove film apparentemente diversi seguono in realtà formule identiche.
In fondo non
servono infinite versioni personalizzate se tutti i prodotti vengono già ottimizzati sugli stessi parametri di successo. Dall’altro lato, assistiamo al contempo a una frammentazione della fruizione: l’IA non ha bisogno di riscrivere i film se siamo noi stessi a destrutturarli guardandoli a velocità accelerate, a pezzi, su schermi minuscoli o mentre facciamo altro.
Nulla che non sia lecito e potenzialmente fertile: 
non si tratta di stracciarsi le vesti ma di riconoscere che senza una literacy di base rischiamo di subire un cambiamento quando potremmo invece co-crearlo.
Il paradosso è che questi due movimenti opposti – quello dell’omogeneizzazione e quello della frammentazione – rischiano di condurre allo stesso esito: l’erosione dell’incontro con l’alterità, che è ciò che definisce l’esperienza artistica.

Stiamo vivendo una fase contemplativa dove il cinema sta andando a modificare tutti i suoi aspetti. Nel giro di poco tempo la prospettiva è quella di un cinema espanso dove la visione assumerà un valore immersivo a 360° e non più la semplice proiezione su uno schermo bianco bidimensionale (situazione già attiva da diverso tempo, basti vedere come The Sphere a Los Angeles abbia già strutturato questo percorso nell’ambito cinematografico e non solo, con il film Postcard From Earth (2023) di Darren Aronofsky).
La plurivisione delle immagini – che chiaramente rientra in discorso sul linguaggio non lineare delle arti visive – è già nelle nostre mani. Siamo autori e autrici del lavoro altrui attraverso un semplice swipe.

Una scena all’interno della Sphere a Los Angeles durante la proiezione del film di Darren Aronofsky

Riferimenti bibliografici
S. Arcagni (a cura di), All’intersezione tra cinema e IA, Kaplan edizioni, Torino 2025
H. Jenkins , Cultura convergente, Apogeo Education, Milano 2014

Sitografia
M. Tarzia, Media e New Media: la ridefinizione della creazione tra piattaforme e algoritmi nella cultura visuale, in Cinema d’Oltre, Italia 2025 (https://cinemadoltre.com/2025/10/21/media-e-new-media-la-ridefinizione-della-creazione-tra-piattaforme-e-algoritmi-nella-cultura-visuale/)

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