Tempo di viaggio in bianco e nero

a Rocco Mortelliti

A questa inconsolabile esistenza che ci portiamo dentro,
al vento –
che sospira la tua anima in questo giorno di perdono.
Come l’essenza stessa del tempo del cinema
sei diventato effimera delicatezza di movimento.

A te,
amico mio
che respiri ora una sinfonia d’altri mondi,
che vivi attraverso la mera materia della vita.

E in questo giorno di luce
che ti rende ancora vivo,
fatti promotore di arte
e accendi la bellezza, da lassù.

Avevo già parlato di Rocco Mortelliti (in questo articolo) facendo una disamina/tributo della sua arte e, soprattutto, della sua persona, oltre che quella di un caro amico.
E continuerei a farlo, a parlarne sempre, perché di cose da raccontare ne ho tante…
Quest’oggi mi soffermo su una poesia che gli dedicai tempo fa – per intenderci quella in apertura di questo scritto – e alcune foto, a corredo dello stesso.

Rocco è stato un grande amico, scomparso troppo presto per le cose che aveva in mente da fare. Persona splendida e molto introversa, la sua aura era alquanto evidente, con una visione della vita lungimirante.

La poesia di cui sopra è stata scritta in un momento difficile e nasce dal più profondo del mio animo con il solo scopo di omaggiare una figura visionaria e geniale.

Le foto che ho scelto di farvi vedere per questo articolo sono tre e sono in b/n e tutte presentano come soggetto la città di Scilla, roccaforte dell’animo inquieto di Rocco.
È la prima volta che parlo dell’aspetto fotografico della sua arte. Fino ad oggi, mi ero soffermato prettamente sulle immagini in movimento, che poi erano la struttura artistica che prediligeva.
Queste foto rappresentano degli scorci paesaggistici del litorale calabro, con punti di vista che potremmo definirli “non da cartolina” per intenderci. Tendenzialmente, quando pensiamo a Scilla (comune situato nella zona tirrenica della provincia di Reggio Calabria, Italia) pensiamo alle immagini a colori delle spiagge piene di turisti intenti a godersi le vacanze o roba del genere.
Rocco invece ci inserisce in un contesto diverso per farci notare che il punto di vista può e deve essere anche alternativo, cancellando volutamente il colore e donandoci una visione più tetra e malinconica di un paese che lo ha cresciuto e salutato.

Ecco, l’arte di Rocco si rispecchia(va) anche sullo scatto fisso, senza movimento, dove la percezione dello sguardo diventa mossa solo nell’attimo in cui l’artista riesce a contrastare con il suo stesso pensiero.

Mi riservo di farvi vedere altre foto per un altro articolo in cui parlerò ancora della figura poliedrica di Rocco Mortelliti.


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