Le dormeur

Le dormeur

Come ogni mese vi proponiamo opere audiovisive nella loro forma integrale per apprezzarne non solo il linguaggio con cui sono state concepite ma, cosa più importante, la loro capillare diffusione nel mondo dell’arte.
La rubrica Schermi vuol fare proprio questo, divulgare.


Nel suo libro Scolpire il tempo (Ubulibri, 2005) Andrej Tarkovskij scrive a proposito di questo cortometraggio Le Dormeur di Pascal Aubier: «In rapporto a ciò viene in mente anche il film di dieci minuti di Pascal Aubier che consiste di un’unica inquadratura. All’inizio in essa viene mostrata la vita della natura, maestosa e priva di fretta, indifferente alla vana agitazione e alle passioni degli uomini. Poi un graduale movimento della macchina da presa, effettuato con virtuosistica bravura, rivela, simile a un minuscolo punto, la figura di un uomo che dorme sul pendio di una collina. Immediatamente sopravviene uno scioglimento drammatico. Lo scorrere del tempo, stimolato dalla nostra curiosità, pare accelerarsi. È come se noi ci avvicinassimo di soppiatto assieme alla macchina da presa e, giunti finalmente accanto a lui, scoprissimo che quell’uomo è morto. E nell’istante successivo le informazioni a nostra disposizione aumentano: quell’uomo non è semplicemente morto, ma è stato ucciso. Si tratta di un insorto morto in seguito alle ferite nel grembo di una natura indifferente e bellissima. La memoria ci rigetta imperiosamente verso gli avvenimenti che sconvolgono il nostro mondo contemporaneo.  
Vi ricordo che nel film non c’è neppure una sola giunta di montaggio, non ci sono né recitazione né scene. Ma c’è il ritmo del movimento del tempo nell’inquadratura che di per sé organizza una drammaturgia abbastanza complessa…».

Le parole in questione esprimono molto bene il motivo per cui abbiamo scelto di proporvi in visione il film del regista francese. 

Buona visione!


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