Questo mese, nella nostra rubrica dal titolo Schermi, rendiamo omaggio al cinema francese con un documentario trasmesso dal canale europeo franco-tedesco Arte.tv. Un’opera che affronta un tema ormai profondamente legato alla nostra quotidianità. Oggi più che mai.
Nel 2019, Sylvain Louvet, regista del documentario La Società della Sorveglianza – 7 miliardi di sospetti, decide di partire dall’attentato di Nizza, avvenuto la sera del 14 luglio 2016, intorno alle 22:30, per sviluppare un’inchiesta sul ruolo della sorveglianza come strumento di sicurezza urbana e personale.
Dalla Cina alle democrazie occidentali, il tema della sicurezza rischia di trasformarsi in uno strumento per ampliare sorveglianza e controllo, limitando progressivamente la libertà individuale.
Il modello cinese rappresenta uno degli esempi più estremi: nello Xinjiang, il controllo capillare sulla popolazione uigura mostra come la tecnologia, se priva di adeguati limiti democratici, possa diventare uno strumento di repressione.
Il problema non è la tecnologia in sé, ma l’uso che ne viene fatto.
La pandemia di Covid-19 ha inoltre favorito l’introduzione di nuove forme di monitoraggio, mostrando il rischio che misure nate per affrontare un’emergenza possano trasformarsi in strumenti permanenti di controllo sociale.
Del resto, anche la città di Nizza, dopo la strage del 2016, ha deciso di potenziare il proprio sistema di videosorveglianza digitale come strumento di prevenzione e sicurezza. Un modello che si inserisce in un più ampio sviluppo internazionale delle tecnologie di sorveglianza.
«Cosa preferite? Essere più al sicuro quando uscite al mattino o non essere scansionati da un sistema di sicurezza?»
Buona visione.

