Ritorno alle origini: i  formati della pellicola fino al 70mm IMAX

Il film, dalle sue origini e fino a qualche decennio fa, non era altro che una serie di fotografie scattate a una determinata velocità (16 fotogrammi al secondo  – fps – per i film muti, poi passati a 24 per i film sonori) e proiettate alla stessa velocità con cui erano stati girati. In quel modo le immagini fisse prendevano – magicamente – vita, muovendosi.
Bisogna precisare che qualche anno prima, tra il 1878 e il 1882, Eadweard Muybridge e Étienne-Jules Marey furono i primi a fotografare il movimento. Si trattava di fotografie vere e proprie scattate a una velocità tra 1/500 e 1/1000 di secondo, anche se il loro supporto era costituito da lastre rigide di vetro, non dalla flessibile celluloide che sarebbe arrivata di lì a pochi anni per il cinema.

Eadweard Muybridge – “Daisy Cantering, Saddled (Tavola 616 dalla serie Animal Locomotion)” – 1887

La pellicola è un nastro continuo di materiale plastico costituito da un supporto, su cui è estesa l’emulsione. All’inizio del secondo decennio degli anni Duemila, la quasi totalità delle produzioni e delle sale cinematografiche si è convertita al digitale, abbandonando le vecchie macchine da presa e i proiettori analogici. Le ragioni sono diverse: l’abbattimento dei costi (della materia prima, dello sviluppo, della stampa, della distribuzione: basta inviare un file da remoto, rispetto a ricevere la copia in pellicola in cabina di proiezione); il montaggio (non più in moviola con nastro adesivo e forbici, ma con un monitor e un software).
Ad ogni modo, la qualità visiva e la resa cromatica che dà la pellicola, il digitale (almeno fino ad oggi) non le ha ancora raggiunte.
Come spiegheremo più tardi, l’immagine della pellicola è data dalla grana, ovvero dei microscopici cristalli di alogenuro d’argento che danno una qualità visiva che i pixel digitali non hanno ancora raggiunto. Nondimeno, tra gli altri vantaggi della pellicola rispetto al digitale ci sono la conservazione e, visti i costi molto più importanti nel lavorare con la pellicola, una maggiore attenzione e concentrazione per tutto il cast e la troupe.

Il supporto della pellicola nel corso del tempo è variato. L’emulsione, invece, è rimasta sempre la stessa. Dentro l’emulsione sono presenti degli alogenuri d’argento che catturano e registrano la luce. Al momento dello sviluppo, questi alogenuri diventano argento metallico, dando vita all’immagine.

Il supporto, come dicevamo, nei diversi anni ha avuto almeno tre materiali diversi.
Il primo di essi fu il nitrato di cellulosa, utilizzato fino al 1950. Dava un’immagine di altissima qualità visiva, ma era altamente infiammabile: se non custodito in un ambiente climatizzato e controllato, si rischiavano – oltre a compromettere il film stesso – incendi di portata devastante. Il nitrato di cellulosa può andare in autocombustione a una temperatura di 40 °C, con una velocità circa tre volte superiore a quella della carta comune. Proprio per questa sua insicurezza, dal 1950 il nitrato fu, per legge, proibito e non più utilizzabile per la produzione di nuovi film.
All’inizio degli anni Cinquanta, la Kodak e i principali produttori mondiali cessarono definitivamente la produzione di pellicole in nitrato in favore della pellicola Safety, in triacetato di cellulosa, meno infiammabile e più stabile del nitrato.
All’inizio degli anni Ottanta, le copie per la proiezione passarono dal triacetato di cellulosa al poliestere, più resistente e flessibile, ma più soggetto ai graffi. I negativi utilizzati per le riprese rimasero sempre in triacetato di cellulosa.

L’era contemporanea: Christopher Nolan

Il 70mm e il 70mm IMAX sono utilizzati tutt’oggi da registi professionisti per girare alcuni loro film, tra essi, puristi della pellicola che rifiutano di girare in digitale – ci sono Christopher Nolan e Quentin Tarantino
Oggi, circa il 95% della produzione dei film a livello mondiale, viene girato con i sistemi digitali. Come spiegato poco sopra, i costi, la praticità e la velocità di produzione, hanno di fatto eliminato, quasi del tutto, la pellicola nella realizzazione e produzione dei film. 
Del resto, la resa estetica che dava la pellicola, con la sua grana naturale, è ancora apprezzata da alcuni professionisti che la utilizzano per le loro opere, rifiutando del tutto la tecnologia digitale.

Locandina del film di C. Nolan

Il nuovo film di Christopher Nolan, The Odyssey (2026) è proprio uno di questi. Per la prima volta nella storia del cinema, l’opera è stata girata interamente in 70mm IMAX.
Costi spropositati e difficoltà di movimento della macchina da presa (molto più ingombrante e rumorosa rispetto al 70mm), non permettevano di girare un intero film con questa tecnologia.
Lo stesso regista britannico – nei suoi lavori precedenti – ha alternato il 70mm IMAX con altri formati più gestibili, come il 70mm o il 35mm standard. 
 

Durante la fase di ripresa, il rumore assordante della macchina, copre persino i dialoghi, che poi devono essere doppiati in fase di post-produzione. Ma Nolan, essendo molto legato alla cultura del cinema analogico (e non amando il doppiaggio in fase di post-produzione), nei suoi film esige sempre il suono originale in presa diretta.
Così, per ottimizzare i costi e mantenere fede alla sua linea, con gli stessi ingegneri IMAX, hanno progettato degli involucri rivestiti in piombo, per insonorizzare al massimo la macchina da presa 70mm IMAX.
Tra l’altro, questo blimp utilizzato per ricoprire la macchina, era talmente largo che impediva di posizionare la lente perfettamente in asse con gli sguardi degli attori.
Per risolvere tale problema, sono stati utilizzati specchi per garantire il contatto visivo tra gli attori nelle scene dialogate. Gli ingombranti blimp impediscono la naturale linea visiva tra i soggetti; pertanto, gli attori si posizionano lateralmente alla macchina da presa e fissano uno specchio che riflette direttamente la loro immagine.

Nonostante il grande dispendio economico per la produzione del film, esso può essere visionato in pochissime sale. Si può ammirare nella sua completezza (ovvero quella in 70mm IMAX) solo in sei sale europee: Bruxelles, Praga, Montpellier, Londra (due) e Manchester. Tutte le altre sale cinematografiche si dovranno accontentare della versione in pellicola 70mm, o della versione digitale. In tutte le altre versioni, differenti da quella nativa, ha un rapporto di 1.43:1 e di conseguenza un’immagine molto più quadrata rispetto agli schermi panoramici moderni, con una curvatura di circa 20° e una dimensione di 20 metri di altezza per 26 di lunghezza.

I diversi formati con cui può essere visionato “The Odissey”. Crediti immagine: Adam Hlavac

I formati delle pellicole cinematografiche

La cinematografia ha visto nascere e poi scomparire diversi formati di pellicole.
Per formato s’intende la larghezza della pellicola da un lato all’altro, e più questo è allargato, più la qualità in fase di proiezione aumenta.
I principali sono: 

8mm 

  • Introdotta nel 1933 dalla Kodak. Negli anni ‘50 sostituì, in ambito domestico, quasi definitivamente il formato 16mm.
  • Ha una perforazione orizzontale laterale tra l’interlinea.
  • Viene ricavato tagliando al centro una pellicola 16mm insonorizzata.
  • Il costo relativamente basso e il suo facile utilizzo dei proiettori amatoriali hanno fatto di questo formato il più versatile tra le famiglie e gli amatori.
  • Nella maggioranza dei casi, le pellicole 8mm non erano sonore.
  • La velocità dello scorrimento della pellicola era di 16 fotogrammi al secondo (fps).

Super 8mm

  • Viene inventato sempre dalla Kodak nel 1965, quando il mercato domestico ha raggiunto importanti numeri.
  • Ha una perforazione laterale più piccola e verticale rispetto agli 8mm. La posizione della perforazione permette all’immagine fotografica di avere più spazio all’interno del supporto, di conseguenza una maggiore qualità e definizione in proiezione rispetto al 8mm.
  • La velocità dello scorrimento della pellicola era di 18 fps.

9,5mm (Pathé Baby)

  • Introdotto sul mercato dalla Pathé nel 1922, ebbe un discreto successo, fino agli anni ‘30 quando fu soppiantato dal formato 8mm.
  • Aveva una perforazione centrale tra due fotogrammi.
  • Utilizzato, come 8mm, principalmente per scopi amatoriali. 

16mm

  • Introdotto sul mercato dalla Eastman Kodak nel 1923.
  • Nella versione non sonora, sono presenti due perforazioni. Mentre in quella sonora – per far spazio alla traccia audio (prima ottica, poi magnetica) -, è presente solamente una perforazione. 
  • Utilizzato principalmente, ma non solo, per un uso sperimentale o documentaristico, anche in ambito professionale. 
  • In alcuni casi, grazie alla sua ottima resa fotografica, fu utilizzato in sostituzione della pellicola standard 35mm. 
  • Ha un’elevatissima risoluzione, superiore all’alta definizione dei moderni video. 

17,5mm

  • Introdotto nel 1928, chiamato come “Pathé Rural”, si trattava di una pellicola 35mm tagliata in due.
  • Ebbe una scarsa distribuzione per via della diffusione del formato 16mm già utilizzato da cinque anni. 
  • Quasi per nulla utilizzato in campo professionale, si utilizzava, in modo particolare, per i documentari non fiction o film di propaganda.
  • Era presente una sola perforazione all’altezza dell’interlinea.

28mm

  • Formato usato esclusivamente in ambito domestico (si potrebbe definire l’antenato del VHS o DVD).
  • Conosciuto anche come Pathé Kok.
  • Introdotto dalla Pathé nel 1912. 
  • Si trattava di ristampe dalle pellicole 35mm, dedicate a una visione domestica.
  • I rarissimi elementi ancora in circolazione sono stati sfruttati quasi allo sfinimento, che hanno reso le pochissime copie ancora in circolazione, molto danneggiate. 
  • La particolarità di questo formato stava nelle perforazioni: 4 perforazioni sul lato; 1 perforazione sull’interlinea sull’altro lato.

35mm (formato standard professionale)

  • È il primo formato rimasto invariato nella storia del cinema.
  • Fu brevettato da George Eastman il 9 aprile 1889.
  • La conferenza di Parigi del 1909 aveva scelto il 35mm con 4 perforazioni per lato come formato standard.
  • Fu utilizzato dai fratelli Lumière per la loro prima proiezione pubblica.
  • Presenta quattro perforazioni per lato.
  • Dal momento dell’avvento del sonoro (1927) fu introdotta la colonna sonora ottica sul lato della pellicola.

Origine: la pellicola cinematografica fu creata da William Dickson nel 1889 e prodotta da George Eastman, fondatore della Kodak.
Standard di base: questa pellicola stabilì lo standard di 35mm di larghezza.
I fratelli Lumière: essi adottarono la pellicola da 35 mm e lo standard di 16 fps, ma con una singola perforazione rotonda su ciascun lato di ogni fotogramma.
Adozione: sebbene gli standard internazionali fossero stabiliti solo nel 1909, la pellicola da 35mm con quattro fori per fotogramma si impose fin dall’inizio come il formato più diffuso, sia per le riprese sia per le stampe di distribuzione.

70mm 

  • Risalente alle origini del cinematografo, divenne popolare negli anni ‘50.
  • Il formato 70mm è considerato un formato panoramico. Occupa quindi più spazio, di conseguenza una risoluzione, definizione e nitidezza superiori, anche superiori a parecchi supporti digitali (può essere paragonato a un 4K).
  • Molto più cara, sia nel costo del materiale stesso, sia per la gestione.
  • Lo scorrimento del 70mm standard è uguale a quello degli altri formati (24 fps).
  • Le perforazioni del 70mm sono di 5 per lato. 

70mm Imax (Image Maximum)

  • Il 70mm IMAX ha uno scorrimento orizzontale, sia in ripresa, sia in proiezione, che permette all’immagine di occupare un maggiore spazio, guadagnato in qualità.
  • Le perforazioni del 70mm IMAX sono 15 per lato (superiore e inferiore).
  • Nasce verso la metà degli anni ‘70. 
  • È “quasi” impossibile girare un intero film con la tecnologia IMAX. In genere, i registi che ancora utilizzano questa tecnologia per realizzare i propri film girano solo alcune scene registrate con tale formato, il resto viene fatto con un 70mm normale, oppure 35mm. 
  • Le sale 70mm IMAX in Europa sono solamente sei (di cui tre nel Regno Unito, una a Praga, una in Belgio e una in Francia).  
  • Un fotogramma IMAX è circa dieci volte più grande di un fotogramma 35mm.
  • Con IMAX (acronimo di Image Maximum), si spinge al massimo la qualità visiva.
  • Se dovessimo paragonare il supporto digitale con pixel, con il negativo originale IMAX, il digitale dovrebbe avere una risoluzione tra i 12K e i 18K.
  • Esistono sale Digital IMAX che utilizzano sistemi digitali ad altissima risoluzione che prevedono due proiettori a sistema laser a 4K affiancati.
I diversi formati delle pellicole cinematografiche. Crediti immagine: Frédéric Rolland | cinematographe.org

Sitografia
T. Graffio, I formati delle pellicole cinematografiche, in Fonti Visive, Italia 2017
(https://fontivisive.wordpress.com/2017/03/30/i-formati-della-pellicole-cinematografiche/)

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