Rivista digitale di critica cinematografica

Pettineo Short Movie Fest 2026

La seconda edizione del festival siciliano dei film brevi

Copertina articoli Pettineo Short movie fest - 2 edizione

Le seconde edizioni dei festival – soprattutto quelle indipendenti e piccole – sono una riconferma importante più che una conseguenza della prima. Così, tra resoconti positivi e visioni sul futuro, mi appresto ad analizzare con un breve – ma pur sempre attento – excursus di questa edizione 2026 svoltasi nel borgo di Pettineo – piccolo paese in provincia di Messina.
Il 15, 16 e 17 ottobre, tra un picco di sole e un profumo di melograni, si è aperta la macchina organizzativa del festival a cura dell’Associazione Culturale Teatrale “Small Shaker” che ha dato vita a tre giorni di proiezioni e incontri con autori e autrici da ogni parte del mondo.

Essendo la nostra una rivista di critica cinematografica e non un contenitore di comunicati stampa, l’idea di questo viaggio scritto, vi porterà non solo a scoprire le opere in concorso ma, soprattutto, un’analisi critica delle stesse – almeno per i brevi film più “peculiari” – per chi vi scrive. Questa edizione ha ricevuto oltre 2000 candidature e solo 40 sono stati i cortometraggi in concorso.

Sala proiezioni del Pettineo Short Movie Fest
Particolare della sala proiezioni

Iniziamo con il dedicare uno spazio ai quattro film vincitori per singola sezione: Narrativo, Documentario, Sicilia e Straniero.
Il film Twenty Seven: Sister Portrait (2025) di Sara Schiavone si è aggiudicato il premio “Documentario” per la sua capacità di raccontare con maturità ed eleganza la materia del reale e del passato. La sezione “Narrativo” è andata a Pietro Macaione con Falliti (2025), una breve opera intima e verbosa tra le strade di una Roma notturna a suon di incomprensioni e fallimenti umani, sapientemente diretta con una regia mirata al fine. 
Après l’incendie (2025) di Hristo Todorov ci ha trasportato lungo la Senna parigina per una visione romantica, dove i due protagonisti giocano fino a disorientare il pubblico. Una regia sobria e in linea con i tempi.
Infine, per la sezione “Sicilia” il premio è stato consegnato a Bella mia (2026) di Franco Carlisi. Il film rappresenta il dramma genitoriale nella ricerca di una pace attraverso la mancanza di una figlia. Messa in scena studiata e recitazione equilibrata, il cortometraggio alterna momenti al presente con flashback incastonati in modo non cronologico, stabilendo un’interessante lettura narratologica.

Altri sguardi

Al netto di tali premiazioni, ci sono state altre opere che hanno conquistato il sottoscritto; nel dettaglio andrò a esplorare alcune di esse. Prima di farlo, mi preme precisare che le quattro opere sopra citate, sono state valutate e giudicate da cinque giurati con altrettante visioni ed estrazioni culturali differenti, che hanno permesso una valutazione obiettiva e lungi dalle contaminazioni “troppo personali”. Meritati – quindi – i premi assegnati.
Il mio sguardo, però, è ricaduto su opere “diverse”. Quelle che spesso la critica o i comuni mortali classificherebbe come “troppo pesanti”.

Copertina del cortometraggio Il silenzio dei melograni
Locandina del film

Il silenzio dei melograni (2026) di Clara Baj – che tanto richiama nel titolo il capolavoro di Sergej Parajanov del 1968 Il colore del melograno – è un documentario che fa tremare l’anima delle istituzioni con base medica. Tale imposizione, deriva dalla storia di una donna che – attraverso una voce narrante – si apre alla regista per sviscerare il suo dramma di donna e madre in uno dei momenti più intensi, ovvero quello della gravidanza e di tutte le sue belle e brutte sfumature. Una denuncia forte sugli abusi delle istituzioni mediche attraverso una lente poetica e sperimentale accompagnati da immagini d’archivio molto suggestive.

Copertina del cortometraggio During an Attempt to Land
Locandina del film

During an Attempt to Land (2026) di Dario Arvigo emerge per la sua diretta profondità d’inchiesta attraverso un viaggio nei meandri delle terre del Texas meridionale ricco di petrolio e gas naturale. Anche qui, con una narrazione off che squarcia l’immagine per farsi narratrice di un uomo sconvolto dagli effetti di questi elementi naturali.

La bravura di Arvigo nel ricostruire tale visione sta proprio nella corposità delle immagini che riportano – oltre al voice over – un tappeto sonoro mistico e perfettamente in linea con la poetica cruda delle immagini che scorrono. Queste ultime assumono una deformazione visiva data dallo sguardo lontano che si crea con l’effetto del calore. Si arriva così alla mescolanza dello disfacimento del reale attraverso la contaminazione dell’aria.

Copertina del cortometraggio Il velo
Locandina del film

Il velo (2025) di Cristian Patané è un crudo ma fresco spaccato dell’animo umano. Ambientato in una chiesa durante un matrimonio e sviluppato in un arco temporale di pochi minuti, il cortometraggio regala una forte emozione senza l’ausilio dell parole come procedimento narratologico, lasciando alle immagini e alla profonda e calda fotografia (curata da Raffaele Cirillo) il compito di istruire sul sentimento delle due donne coinvolte. Un alito di amore, sospeso tra la realtà apparente e artefatta alla consuetudine di un’amore tappato dalla casualità della vita e da un Dio che – pare – non voler esprimersi per tale scelta.

Copertina del cortometraggio La controra
Locandina del film

La controra (2026) di Titanik Bar Collective ci trasporta nell’entroterra ligure per donarci una rarefatta opera carica di bellezza estetica, mischiando il lato umano e personale con la visione mistica e surreale del suo protagonista.
Costui, che è immerso nel paesaggio, inizia a vedere e a sentire — oltre i propri sensi, anche la superficie opaca delle cose che lo circondano. Un piccolo film sospeso nel tempo anacronistico della vita.
Regia e fotografia qui sapientemente dirette, in simbiosi con i luoghi incantati e con l’interpretazione lusinghiera di Luca Rinaldi, alias Federico.

Copertina del cortometraggio Rukeli
Locandina del film

Rukeli (2025) di Alessandro Rak è – tra queste mie scelte – l’unica ad essere realizzata in animazione. Più precisamente con una tecnica che gioca tra la stop-motion e il dipinto animato. Una fresca contaminazione che fu presentata a Venezia 82, alla Mostra d’Arte Cinematografica. Johann Wilhelm Trollmann diventa campione dei pesi medi nella Germania nazista. È il primo sinto, o “zingaro”, a vincere questo titolo nella boxe mondiale.  Un uomo “sconosciuto” e non appartenente alla razza ariana che sale agli onori della cronaca per aver battuto tutti gli atleti, nazisti compresi e, anche per questo, rinchiuso e lasciato a morire nei campi di concentramento.
Un corto sagace e illuminante, capace di raccontare e raccontarsi con una fenditura storica che in pochi conoscevano.

Questa seconda edizione del Pettineo Short Movie Fest porta con sé tante sensazioni. Non ultima, la proiezione di Everyday in Gaza (2025) di Omar Rammal (in concorso nella sezione “Documentario”) e già vincitore del Premio come Miglior Cortometraggio ai David di Donatello 2026. Un’opera che non ha bisogno di molte parole, perché ormai tanto è stato detto. Le uniche che possiamo permetterci di dire sono quelle di possibile fine di questo lungo e stancante sterminio nei confronti del popolo palestinese.
Noi, nel nostro piccolo, mesi fa dedicammo una puntata della rubrica Schermi proprio a questo documentario; potete visionarlo qui.

Un piccolo festival che ha aperto le porte e la sua visione a una comunità che difficilmente avrebbe avuto la possibilità di conoscerle. Credo che la forza di queste iniziative stia proprio qui: nel portare il cinema dove altrimenti non riuscirebbe ad arrivare.

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