David Lynch: amarcord, sogni e realtà

Inizio a scrivere questo articolo con una tristezza che, dalla notizia della sua scomparsa, ancora permane in me come una pietra pesante di cui nessuno si prodiga a togliere.
È quanto mai difficile scrivere senza essere emotivamente coinvolti. Chiaro, direte voi, non era mica un tuo parente…
Certo che lo era! David Lynch è stato un padre per la mia formazione artistica, come anche Tarkovskij, J.L. Godard, Wenders, autori che non fanno parte del mio albero genealogico, ma di quell’universo che vive di esperienze proprie. Radicate dentro il tuo corpo.

Sono una persona che non ama i confini (di qualunque situazione) compresi quelli parentali, quindi perché non lasciarsi andare in questo lutto come fosse un parente! Spesso ci dimentichiamo che il dolore potrebbe essere la causa delle nostre gioie, e lì, in quei momenti che bisogna attingere il più possibile alla natura dell’essere umano.
Ma torniamo al cinema, o anche alla musica e perché no alla pittura passando per il cinema d’animazione o, addirittura, al fumetto; perché la persona di cui parleremo oggi ha toccato tutte queste discipline e, in ognuna di esse, ha saputo esprimere le proprie potenzialità senza mai cadere in riva alle banalità. Per non essere ridondanti, ma possiamo affermare all’unanimità che David Lynch sia stata una figura poliedrica che ha attinto al mondo dell’arte nella sua più intelligente capacità assorbitiva e, in tal senso, lui stesso ha saputo donare un valore immenso alla sua stessa madre spirituale.

La cinematografia si distingue per miriadi di peculiarità, soprattutto se ci soffermiamo a pensare a quanti temi, aspetti, visioni che ogni regista porta con sé. Lynch riesce, per l’abilità innata, a mescolare il quotidiano con l’assurdo, creando universi narrativi dove il confine tra realtà e sogno è sottilissimo.
Lo sguardo al Surrealismo di Salvador Dalì non è poi così lontano ma, se proprio vogliamo dare a Cesare quel che è di Cesare, e se c’è un movimento artistico che più rappresenta il regista di L.A. è sicuramente l’Espressionismo tedesco. Non è una novità il fatto che l’autore si definiva spesso come un allievo del pittore Oskar Kokoschka.
A tal proposito Lynch esplora spesso la dicotomia tra l’apparente normalità e l’orrore sottostante, andando a marcare con segno forte e visibile quel senso di estraneità quotidiana, rifugiandosi nei meandri della mente, spesso e volentieri accompagnato lungo la via da un tappeto sonoro che lo contraddistingue dal resto di molti suoi colleghi cineasti.

Lynch riflesso alla finestra

Film come Blue Velvet (1986) o la serie TV Twin Peaks (1990-1991) esemplificano questo tema, mostrando la facciata perfetta di una cittadina americana che nasconde segreti inquietanti. Dove il visibile è solo un’aura che si palesa attraverso diverse forme.
Lynch è altresì affascinato dal mondo onirico, e molti suoi film sono strutturati come un viaggio nei sogni o nell’inconscio: Eraserhead (1977), il primo lungometraggio è un’opera profondamente surreale e inquietante, spesso interpretata come un’esplorazione delle ansie esistenziali, della paternità e dell’alienazione. Ambientato in un mondo industriale oscuro e claustrofobico, il film combina immagini surreali, suoni disturbanti e una narrazione criptica. O Mulholland Drive (2001) noto per la sua struttura narrativa enigmatica e il suo intreccio tra sogno e realtà. Il film esplora temi come l’identità, il desiderio e la natura illusoria di Hollywood, lasciando allo spettatore il compito di interpretare molte delle sue ambiguità.
Questi temi, quindi, si traducono in una narrazione frammentata e in immagini surreali.

Nei suoi lavori, i personaggi spesso si trovano divisi tra due realtà o personalità, come accade in Lost Highway (1997) dove i protagonisti Fred e Pete rappresentano due lati della stessa persona o due fasi di una realtà soggettiva. Il film esplora il tema della dissociazione e del desiderio di sfuggire alla colpa o alle conseguenze delle proprie azioni.
E poi c’è Twin Peaks: Fuoco cammina con me (1992) il film prequel che espande l’universo della serie televisiva Twin Peaks. La pellicola esplora gli eventi che precedono l’omicidio di Laura Palmer, concentrandosi sulla sua vita tormentata e sui segreti oscuri della cittadina di Twin Peaks. È un’opera intensa, cupa e ricca di simbolismo, che approfondisce i temi di abuso, dualità e corruzione dell’innocenza.

E la musica? 

Si, uno degli aspetti che Lynch amava della costruzione di un film era proprio la musica. (Parlarne al passato da ancora un senso di irrealtà. Incredibile!).
Lynch usa il suono in maniera innovativa e disturbante, collaborando spesso con il compositore Angelo Badalamenti. Le sue colonne sonore amplificano l’angoscia e il mistero tanto da considerare il cinema come un’arte in cui emozione e intuizione prevalgono sulla logica. 
È famoso per il suo metodo di cattura delle idee, che descrive come “una pesca nel profondo del subconscio”. 

Twin Peaks (1990-1991) – Frame da film

Bisogna essere un po’ folli per vivere la vita come Lynch l’ha vissuta. Ma, in fin dei conti, ognuno di noi porta dentro di sé un pizzico di follia. La grandezza sta nel saper carpire i valori e tirarla fuori, usandola, sfruttando a proprio piacimento. Per fortuna non tutti riescono in questo processo e i pochi che lo fanno, sono coloro di cui scriviamo.


One response to “David Lynch: amarcord, sogni e realtà”

  1. […] Redford, della sua persona e del suo cinema. Lo avevamo già fatto con un altro grande autore, David Lynch.Del resto, però, penso che sia doveroso farlo, per mettere giù un pensiero critico sul suo […]

Scopri di più da Cinema d'Oltre

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere