Dogma 95 – Trent’anni di castità

A Parigi, il 13 marzo 1995, in occasione della conferenza “Le cinéma vers son deuxième siècle” per il centenario della settima arte, i registi Lars Von Trier e Thomas Vinterberg avvertirono l’impellente bisogno di contrastare le tendenze del cinema contemporaneo e di restituirgli una purezza essenziale. Questa urgenza si tradusse in un atto di guerra irriverente e provocatorio, il movimento Dogma 95, che, in un’epoca di crescente accessibilità tecnica, rappresentava una chiamata alle armi: << più i media diventano accessibili, più l’avanguardia è importante >>.

Trent’anni sono un lungo periodo, soprattutto se consideriamo l’ipotesi di accettare le conseguenze di ciò che abbiamo fatto, nel bene o nel male.
In così tanti anni, il lavoro e i progetti realizzati possono trasformarsi e/o modificarsi rispetto alla loro idea originale.
Un esempio su tutti è il movimento Dogma 95 fondato da una manciata di registi a metà degli anni ‘90.

Lars von Trier su tutti è stato colui che, insieme a Thomas Vinterberg, ha pensato di sovvertire i canoni e le regole del cinema per dare vita a qualcosa che potesse smuovere le acque stantie della settima arte negli anni Novanta. Un cinema che si era letteralmente inclinato e oscurato nei meandri del mainstream più vorace. Nondimeno, la consapevole fascinazione dell’home-video che in quegli anni prendeva sempre più piede – non solo attraverso negozi in cui si noleggiavano i film – irrompendo nelle nostre case. 
Una situazione analoga avvenne anche con la TV, alla fine degli anni ‘50 in cui il suo avvento portò la quotidianità delle famiglie a rompersi drasticamente. Da questo momento in poi, l’utilizzo della TV sarà parte della disintegrazione culturale e della nascita della videoarte (ma questo è un altro discorso, di cui parleremo un’altra volta).

Nel mondo artistico, dall’800 in poi, sono pochi i movimenti artistici che hanno un manifesto d’intenti in cui si esplicitano le regole e i canoni estetici. Sono ancor più di nicchia quei movimenti che hanno fatto del proprio manifesto un atto firmatario, con presa di coscienza e disciplina da renderli veri e propri movimenti d’élite. Vedi appunto il Dogma 95, ma anche il Futurismo, il Manifesto Blanco. 

Il manifesto firmato del Movimento

Oggi ci occuperemo di quello cinematografico (di cui sopra) in occasione dei suoi trent’anni, anche se ufficialmente non è proprio un anniversario, considerato che da tempo il gruppo ha cessato di realizzare opere sotto codesto manifesto.
Che cos’era quindi il Dogma 95. Cerchiamo di analizzare alcuni punti: 

  • Il movimento è caratterizzato da un manifesto programmatico con 10 regole, chiamato “Voto di castità”, che impone restrizioni sull’uso di effetti speciali, illuminazione artificiale, musica e altri elementi che potrebbero alterare la naturalezza delle scene. 
  • Le regole più importanti includono l’uso di una fotocamera a spalla, la ripresa in esterni, l’utilizzo di luce naturale, la proibizione di effetti speciali e la necessità di riprendere in formato Academy 35mm. 
  • L’obiettivo di Dogma 95 è quello di creare film che siano il più realistici e autentici possibile, concentrandosi sulla storia e sui personaggi anziché sugli effetti visivi. 
  • Dogma 95 ha influenzato molti registi e ha ispirato la creazione di film con un approccio simile, sottolineando la centralità della recitazione e della narrazione rispetto agli effetti speciali. 
  • Tra le regole ferree a cui attenersi, la recitazione entra in pieno diritto, esplicando che gli attori potevano essere non-professionisti.
  • La scenografia doveva essere naturale, senza ausilio di elementi scenici precostruiti.

Sebbene il manifesto con le sue rigide regole non sia più strettamente osservato, lo spirito di Dogma 95 vive ancora. L’enfasi sulla narrazione, sulla recitazione autentica e sul rifiuto di effetti speciali e scenografie elaborate ha lasciato un segno duraturo. Molti cineasti indipendenti, soprattutto con l’avvento del digitale e la maggiore accessibilità ai mezzi di produzione, continuano a prediligere un approccio più “puro” e incentrato sulla storia, anche se non seguono pedissequamente “i dieci comandamenti”.

Il movimento è stato precursore di un’estetica “realistica” e “grezza”. Lo stile visivo distintivo dei film Dogma, con la camera a mano, l’illuminazione naturale e l’assenza di filtri, ha contribuito a sdoganare un’estetica più “sporca” e realistica nel cinema. Questa tendenza si ritrova in diverse produzioni contemporanee che cercano un impatto più diretto e immediato sullo spettatore, penso anche ai film realizzati con il found footage, tecnica che ri-utilizza letteralmente le immagini in movimento.

Idiotern di Lars von Trier (1998) – Frame da film

Dogma 95 nasceva anche come critica all’industria cinematografica percepita come troppo concentrata sull’apparenza e sugli effetti speciali a discapito della sostanza. Questa critica risuona ancora oggi, in un’epoca dominata da produzioni colossali e progetti mainstream e un forte impiego di CGI.
Il movimento ci ricorda l’importanza di concentrarsi sulla storia e sui personaggi come elementi principali dell’essenza di un film.
Con lo sguardo di oggi, possiamo anche riconoscere i limiti di un approccio così restrittivo. Alcune delle regole, come il divieto di musica diegetica non presente sulla scena o l’anonimato del regista, potevano risultare eccessivamente limitanti per la creatività e la narrazione. Non a caso, molti dei registi che hanno aderito al movimento, come Lars von Trier e Thomas Vinterberg, si sono poi allontanati dalle regole più stringenti negli anni a seguire.
Al di là dei risultati artistici dei singoli film, Dogma 95 è stato un importante provocazione intellettuale che ha stimolato un dibattito sul futuro del cinema e sul ruolo del regista. Ha messo in discussione le convenzioni e ha incoraggiato a ripensare il linguaggio cinematografico.

In definitiva, Dogma 95, visto con gli occhi di oggi, appare come un movimento radicale e a tratti dogmatico (è il caso di dirlo!), ma che ha avuto il merito di porre domande fondamentali sul cinema e di influenzare, anche indirettamente, il modo di fare film di molti cineasti contemporanei, soprattutto nell’ambito indipendente e digitale. La sua eredità è più concettuale ed estetica che strettamente legata all’applicazione pedissequa delle sue regole.


Scopri di più da Cinema d'Oltre

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere