Rivista digitale di critica cinematografica

“Dracula – L’amore perduto” di Luc Besson

Dracula nell’alveolo del romanticismo assoluto

“Nessuno può sapere, se non dopo una notte di patimenti, quanto dolce e prezioso al cuore e agli occhi possa essere il mattino.”

Bram Stoker

Ah l’amore… Che cosa bella quando due persone si amano! Un sentimento così difficile da gestire ma pur semplice nella sua schiettezza primordiale. 
Luc Besson ci dona un prezioso, quanto mai raro, omaggio al sentimentalismo cinematografico, graffiato da quella sana crudeltà propria del mito del vampiro.

Ebbene, il film di cui tratteremo oggi è, appunto, Dracula – L’amore perduto (2025) di Luc Besson uscito in un momento storico in cui l’amore potrebbe essere davvero un’arma di riscatto così preziosa che, se ben saputo gestire, potrebbe con il suo inconscio potere adulatorio, risollevare le sorti del mondo. 
Anche se ambientato in epoca assai remota rispetto al giorno d’oggi, il regista francese ha saputo contaminare – attraverso pillole di storia – un parallelismo contemporaneo che non dispiace, come il prologo in cui l’esercito del voivoda di Valacchia Vlad III ha sconfitto il battaglione dei “musulmani” (come vengono chiamati nel film) dell’Impero Ottomano in terra d’Europa. L’episodio più noto in cui Vlad sconfisse le forze ottomane, l’Attacco Notturno (giugno 1462), avvenne nei pressi della capitale della Valacchia, Târgoviște.
Da qui, poi, parte il dramma messo in scena dai testi dello stesso Besson, che trae ispirazione dalla storia nata con la penna di Bram Stoker.
Il fascino di quest’opera risiede nell’alveolo della contemporaneità più di quanto ci si possa immaginare, al di là – chiaramente – dei legittimi contesti storici in cui essa è ambientata.

Dracula (2025) – Frame da film

In mente emergono reminiscenze della lettura di Dracula di Stoker, piuttosto che le immagini gotiche di F. F. Coppola con il film omonimo (con tanto di acconciatura simile a quella di Gary Oldman che interpretò Vlad nel film) o, chiaramente, alla pellicola tedesca dei primi del ‘900 Nosferatu il vampiro di F. W. Murnau.

L’edizione del libro di Stoker in mio possesso

La cultura popolare attinge molto spesso alla figura di Valacchia e non solo al cinema, ma anche attraverso altri medium artistici.
Resta il fatto che la trasposizione di Besson è apprezzabile da diversi punti di vista: intensa interpretazione degli attori protagonisti, nello specifico Caleb Landry Jones, Zoë Bleu, Matilda De Angelis sono riusciti a plasmare molto bene la loro attinenza storica ed emotiva.

La ricostruzione scenografica è di per sé affascinante, come la splendida armatura indossata dal Principe III di Valacchia e, nondimeno, i passaggi ironici che spesso vengono gestiti dal prete (Christoph Waltz) in maniera sapiente per “smorzare gli animi” rispetto alle situazioni più drammatiche. Tutto ciò rende molto equilibrata la chiave di lettura del film rendendolo fluido e maestoso allo stesso tempo, ricordandoci come la persistenza dell’amore abbia un valore unico, oggi come non mai, da perseguire, laddove i sentimenti possano ancora avere un senso logico nell’arco delle nostre quotidianità.

L’amor perduto, ove questo significa inevitabilmente confrontarsi con la morte, resta un tema caro alla filosofia che ne ha esplorato il rapporto tra amore e morte come concetti intrinsecamente legati, vedendo l’amore come un’aspirazione all’eternità: a-mors (una parola composta dal latino a- (prefisso privativo, “senza”) e mors (“morte”).
E la morte come un processo naturale che permette la vita.
Diverse tradizioni filosofiche hanno affrontato questo legame, dalla separazione platonica dell’anima dal corpo all’interpretazione del piacere erotico come una sorta di morte (vedi anche Eros e Thanatos).

La morte è vista sia come fine (la morte di un amore, ad esempio) che come potenziale inizio (la continuazione del legame nella memoria o la trasmigrazione dell’anima). 

Dracula (2025) – Frame da film

Ecco, questo Dracula riesce a mettere sul tavolo diverse tesi che stimolano la questione filosofica di amore e morte, di quel rapporto ancestrale che ci portiamo dietro come un macigno da cui non vogliamo staccarci per paura di restare soli, in balìa di un tempo che in parte non ci appartiene, in parte perché siamo esseri maledettamente deboli messi al cospetto della natura.
La lunga e atavica vita vissuta dal Conte Vlad rimane un atto di resistenza importante che serve da monito di speranza.

Se poi – in chiusura – ripenso all’amore di cui scrisse Sant’Agostino ne Le Confessioni (giusto per rimanere in tema chiesa-vampirismo) il messaggio su pondus meum amor meus, eo feror quocumque feror (in italiano si traduce: Il mio peso è il mio amore; esso mi porta ovunque io sia portato) è, letteralmente, un chiaro esempio di passione messa in relazione al peso dell’anima umana. Secondo Agostino, infatti, il nostro grado di amore deriva dal nostro impegno che ci mettiamo affinché si determini in tale forma. 

Dracula – L’amore perduto di Luc Besson è un bel film che vi permette di godere dei piccoli momenti della vita attraverso il vampirismo, gli impalamenti e le mutilazioni fugaci che si intravedono. Un’opera per nulla crudele ma sapientemente e romanticamente terrorizzante in pieno stile ottocentesco.

Dracula – L’amore perduto (Dracula: A Love Tale) 
(Francia, Regno Unito, 2025)

Regia: Luc Besson  • Sceneggiatura: Luc Besson • Produzione: Luc Besson • Musiche: Danny Elfman • Suono: Guillaume Bouchateau • Fotografia: Colin Wandersman • Montaggio: Lucas Fabiani • Scenografia: Hugues Tissandier • Costumi: Corinne Bruand • Interpreti: Caleb Landry Jones, Christoph Waltz, Zoë Bleu, Matilda De Angelis, Ewens Abid • Durata: 129′ • Scheda film: IMDb

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