Al margine dell’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, il film Naza dei filmmakers Yuval Abraham e Rachel Szor sta iniziando a produrre i suoi effetti.
Chiarisco subito che questo articolo non vuole essere una recensione, bensì una riflessione aperta sul suo posizionamento nel panorama internazionale e sul dibattito pubblico in corso dopo la presentazione al festival.
Uno dei primi pensieri che vengono in mente è che questo documentario possiede tutto il potenziale per scuotere le coscienze di molte persone, soprattutto una volta distribuito e visionato da milioni di spettatori in tutto il mondo — forse persino più di No Other Land (2024, opera degli stessi autori), grazie alle confessioni di soldati israeliani pentiti delle proprie azioni, ma non solo chiaramente. Il governo israeliano sta già tentando di diffondere la propria versione, smentendo la veridicità di ciò che il documentario racconta e sostenendo che le testimonianze siano false e manipolate dai registi. Nondimeno, il Ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha dichiarato di voler revocare la cittadinanza per tradimento a Yuval Abraham e Rachel Szor. Come anche Ben Gvir, attuale ministro della Sicurezza nazionale d’Israele e leader del partito di estrema destra ‘Otzma Yehudit’ (Potenza Ebraica) che attacca i registi affermando: «Voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene».
È questo lo scopo intrinseco di un documentario: provocare, denunciare e smuovere le coscienze.
Questi elementi costituiscono già la misura di ciò che un documentario può suscitare quando racconta la realtà di un popolo devastato, come quello palestinese. Parlo volutamente di “realtà” e non di “verità” unicamente per una questione tecnica e pratica legate alle modalità del racconto giornalistico e d’inchiesta, dove è chiaramente presente un’operazione di montaggio. Ciò non incide minimamente sul valore del reportage né sul messaggio umano e morale portato avanti, ma attiene esclusivamente alla doverosa distinzione tra ciò che è vero e ciò che è reale. Naza rimane un’opera che documenta delle testimonianze e, dal mio punto di vista, questo è già sufficiente ad accertarne un’importanza cruciale, anche in chiave giuridica, laddove il film possa essere utilizzato come prova dei crimini perpetrati dal governo israeliano nei confronti del popolo palestinese e non solo.
La presentazione del documentario alla Mostra del Cinema di Venezia potrà sembrare “strana”, soprattutto se si pensa a questo genere di festival come a una semplice vetrina da Red Carpet, in cui le questioni politiche, sociali e umane rischiano di lasciare il tempo che trovano. Al contrario, ritengo sia fondamentale essere presenti in tali contesti proprio per la straordinaria risonanza che possono offrire: utilizzare il festival non come mera passerella, ma come strumento di condivisione collettiva con il mondo, arrivando a quante più persone possibili. Non nascondere, ma mostrare.
Una delle dinamiche più imbarazzanti e disarmanti che sta emergendo nell’era dei social media è la disumana ignoranza che si palesa nei commenti e nelle tendenze di ogni genere. Osservando il caso in questione, è allucinante e spaventoso notare a quali livelli possa arrivare la malvagità delle persone.
Basti leggere i commenti pubblici sotto le foto dei registi sui profili de La Biennale.
Evidentemente non ci rendiamo ancora conto del modo in cui sono strutturati gli algoritmi dei social e della loro rilevanza globale; altrimenti, ci faremmo tutti un esame di coscienza e affronteremmo la vita con maggiore solidarietà ed educazione nel confronto con l’altro. La grande rabbia presente nelle parole di questi utenti — così come di tantissime altre persone — si mischia al disgusto e a un razzismo incontrollato che non porta a nulla di buono. Le ultime tendenze politiche in Europa, così come nel resto del mondo, ci mostrano chiaramente come l’odio stia prendendo sempre più spazio.
E tutto questo sta accadendo senza aver ancora visto il documentario nella sua interezza: figurarsi quali reazioni scatenerà una volta distribuito e reso accessibile a livello globale.
Sappiamo bene come il governo israeliano tratti i propri dissidenti e detrattori, con un’ostilità che travalica i diritti umani, ed è forte la paura per le possibili ripercussioni che gli autori potrebbero subire.
Il silenzio non è più consentito. Serve una mobilitazione globale e concreta da parte dei governi per rimuovere i politici responsabili di queste atrocità, arrestarli e processarli davanti alla giustizia internazionale.
Nella conferenza stampa a Venezia, gli stessi autori, rispondendo alle domande dei giornalisti in sala, hanno affrontato proprio il tema del silenzio, affermando come l’omertà renda complici di crimini contro l’umanità. In contesti simili, il silenzio non deve esistere. Bisogna sporcarsi le mani, prendere posizione, denunciare, sanzionare ove possibile e prendere nettamente le distanze dalle derive nazionaliste e razziste di governi e politiche oppressive.
Forse siamo ancora in tempo per invertire questa rotta suprematista che sta destabilizzando il mondo. In questo momento, gli atti politici forti — così come i film di questa portata — servono a stimolare il dibattito pubblico, ad attivare politiche più severe e a porre una maggiore attenzione sui popoli che subiscono tali soprusi.
Naza farà discutere e avrà fatto il suo dovere. Il resto spetta a noi: spetta a noi utilizzare gli strumenti a nostra disposizione per non essere complici di un genocidio in corso. Perché Naza non racconta un evento del passato, ma descrive fatti che stanno avvenendo oggi. Ed è questa la differenza più importante.
Sitografia
M. Tarzia, Media e New Media: la ridefinizione della creazione tra piattaforme e algoritmi nella cultura visuale, in Cinema d’Oltre, Italia 2025
(https://cinemadoltre.com/2025/10/21/media-e-new-media-la-ridefinizione-della-creazione-tra-piattaforme-e-algoritmi-nella-cultura-visuale/)
M. Tarzia, Cinema di confine tra documento e documentario, in Cinema d’Oltre, Italia 2024
(https://cinemadoltre.com/2024/12/15/cinema-di-confine-tra-documento-e-documentario/)
Videografia
RaiPlay (10 Settembre 2026), Venezia Biennale Cinema 2026 – Conferenza stampa: Naza ‘Venezia 83’
(https://www.raiplay.it/dirette/raiplay/Venezia-Biennale-Cinema-2026—Conferenza-stampa-Naza-Venezia-83-5f1f5e78-83c3-4958-b3d8-e2e6c75e2df6.html)
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