Visionare oggi un documentario come Nati in URSS – 7 anni, è letteralmente un viaggio nel tempo, in un preciso momento e contesto storico.
Come il titolo stesso afferma, ci troviamo nell’Unione Sovietica, proprio al limite della sua era storica.
Il documentario (che è parte di un progetto più ampio) esce nel 1990, ma la sua produzione è riferita ad un anno prima, nel 1989, in alcune zone dell’URSS.
Il regista, Mirošnicenko Sergej, realizza un’opera che rimarrà per sempre impressa nelle nostre menti, data la sua delicata rappresentazione della vita reale di sette bambini.
Venti protagonisti, nati nel 1983 e scoperti dal regista in varie regioni dell’Unione Sovietica, vengono intervistati ogni sette anni a partire dal 1990 (all’età di 7 anni), poi nel 1998 (14 anni), nel 2005 (21 anni), nel 2012 (28 anni) e nel 2020 (35 anni). Finora sono stati realizzati solo quattro film.

Del resto si sa, i bambini sono la bocca della verità, e in queste immagini riusciamo a carpire tutte bellezze e le sfumature che dalle loro piccole menti emergono. Bambini dotati di un’intelligenza così sopraffina che fa un certo effetto guardarli mentre esprimono concetti e giudizi che neanche molte persone adulte conoscono. Questa, dal mio punto di vista, è stata la grande scuola sovietica, dedita all’istruzione a tutto tondo che rese questi bambini dei piccoli intellettuali. Se dovessimo metterli a paragone oggi con le nostre scuole ed il livello di conoscenza media, non ci sarebbe nulla da fare.
È chiaro che paragoni del genere non hanno nessun valore sociale né statistico ma serve solo come metro di giudizio prettamente aperto.
Guardare questo documentario riporta alla mente la grande immensità della cultura sovietica, il proletariato più vivo e le speranze più affini al concetto dell’uomo.
A tratti, essendo come dicevo a ridosso della fine dell’URSS, i bambini e le bambine coinvolte si lasciano andare a pensieri e sogni legati all’Occidente, sia da un punto di vista personale e collettivo.

La lungimiranza di queste visioni – nel catturare gli ultimi tempi di un’era storica importante -, ha reso il documentario un documento visivo a tutti gli effetti.
L’idea di base è molto semplice: documentare la vita quotidiana di sette bambini e bambine e porre delle domande. Dalle risposte, si costruirà una narrazione che porta – seppur in modo giocoso – a delle considerazioni interessanti sullo stato sociale.
Riporto testualmente una parte redazionale pubblicata sul sito Perestroika (dove tra l’altro potete visionare il film in questione), che afferma: […] Sergej Mirošnicenko intende proseguire la serie fino a quando i protagonisti compiranno 70 anni, realizzando così il sogno di Andrej Tarkovskij di “rappresentare l’intero arco della vita umana, dalle prime esperienze infantili fino alla vecchiaia”.
Se questa idea dovesse andare in porto, rappresenterebbe un’opera così importante da esulare con tutti i riferimenti legati al mondo dell’arte ed inserendosi a tutti gli effetti nel tessuto sociale, quasi fosse un album di famiglia da tenere in casa e sfoderare nel momento del bisogno.
Il film può essere visionato gratuitamente qui.

