Rivista digitale di critica cinematografica

“La sottile linea rossa” di Terrence Malick

Un film di guerra per chi odia i film di guerra

Copertina articolo La sottile linea rossa

Prendete attori della fama di Mickey Rourke, Viggo Mortensen, Gary Oldman e Adrien Brody… e buttateli via. Eh sì, perché 28 anni fa solo quest’ultimo (tra l’altro futuro Premio Oscar) si salvò parzialmente dagli spietati tagli della terza pellicola del regista e sceneggiatore più anticonformista di Hollywood, Terrence Malick. 
Schivo con i media e maniacale perfezionista come Stanley Kubrick (mai una foto o un’intervista, quattro film in 32 anni), ma senza averne la genialità introspettiva. Eppure questi due cineasti, seppur con le dovute distanze, si somigliano nello stile e nel modus operandi; se è vero com’è vero che questo film e Full Metal Jacket (Kubrick, 1987) sono gli unici film di guerra consigliati a chi odia i film di guerra.

È fatto così La sottile linea rossa (1998), con lo splendido titolo tratto dal romanzo omonimo di James Jones, a sua volta preso da un aforisma di Rudyard Kipling (che vi consiglio di andare a cercare), e si serve di ciò che più tormenta il quieto vivere dell’uomo, la guerra, per sviscerare le più recondite fisime e frustrazioni dell’uomo stesso, condannato a morte dal suo stesso sistema, dallo stesso regime di violenza che ha creato.

Primo piano di Sean Penn
Primo piano di Sean Penn – Frame dal film

Perciò poco importa il contesto storico della Seconda Guerra Mondiale e i combattimenti sull’isola oceanica di Guadalcanal – tra l’altro resi male da un montaggio confusionario che rende difficile l’esatta cognizione delle manovre militari e delle rispettive contromosse, nonostante la scelta delle location originali (una manna per la fotografia) – e i buoni effetti speciali, se non per rimarcare l’assurdità di una guerra preventiva cui si dette luogo per paura della minaccia espansionistica giapponese nel Pacifico. 
Ciò che davvero salva questo lungometraggio dalla noia di un ritmo molto poco incalzante per il genere (quasi tre ore di relativa calma piatta, prima del lavoro di montaggio, addirittura sei) sono le storie di ogni soldato, di ogni uomo dei più svariati gradi ma soprattutto generi, raccontate per mezzo della loro voce interiore. Fu tentata a un certo punto una versione con Billy Bob Thornton come unica voce narrante ma, neanche a dirlo, Malick preferì eliminarla in post-produzione. 

Appare sicuramente come una scelta azzeccata il far riportare le sofferte vicende emotive con una forse fin troppo lucida ma indubbiamente poetica e affascinante follia ai protagonisti stessi delle turbe delle proprie anime appese a un filo.
Non manca nessuno: c’è il soldato disertore ma pieno d’orgoglio, il cinico sergente ligio al dovere, il colonnello fallito con l’ultima occasione per prendersi la tanto agognata gloria, il capitano dal volto umano che ha a cuore solo il bene dei propri militari e l’immancabile ma non eccessivamente banalizzato soldato innamorato lontano, e alla fine anche abbandonato, dalla sua bella.

La spaesata espressione di Jim Caviezel, poco prima della morte del suo personaggio – Frame dal film

Quello che balza subito all’occhio, non è il ricco cast a farla da padrona, non i bravi Sean Penn e Nick Nolte, particolarmente a suo agio nella parte del (finto?) duro, non il talentuoso Jim Caviezel, di cui esce dalla mediocrità solo la spaurita espressione nella scena dell’accerchiamento poco prima della morte del suo personaggio, né le “comparsate” pubblicitarie di George Clooney e John Travolta e del futuro pianista malinconico e commovente di Roman Polanski, quel povero Adrien Brody che doveva essere il protagonista del film e soltanto alla prima seppe che, per via delle modifiche dell’ultimo momento, diceva si e no tre battute scarse.
Con un’abile mossa infatti, il bravo regista si serve della sua sceneggiatura e – va detto – del suo talento visivo (ottime inquadrature) per salire trionfalmente in cattedra. È lui il vero protagonista del film.

La sottile linea rossa (The Thin Red Line)
(USA, 1998)

Regia: Terrence Malick • Sceneggiatura: James Jones, Terrence Malick • Produzione: Robert Michael Geisler, Grant Hill, John Roberdeau • Musiche: Hans Zimmer • Suono: J. Paul Huntsman, Robert Renga, Slamm Andrews • Fotografia: John Toll • Montaggio: Leslie Jones, Saar Klein, Billy Weber, Clarinda Wong • Scenografia: Jack Fisk • Costumi: Margot Wilson • Effetti speciali: David Hardie, Patrick Carmiggelt • Effetti visivi: Chris Godfrey, John Breslin, Justin Bromley • Interpreti: Adrien Brody, Sean Penn, Nick Nolte, Woody Harrelson, Penelope Allen • Durata: 170′ • Scheda film: IMDb

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