“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”
Yuri Gagarin
Sul portale di Perestroika.it – come già accennato qui – si trovano perle preziose del cinema sovietico e russo: film che hanno fatto la storia del cinema, e film che sono rimasti nel cuore degli spettatori anche senza una riconoscibilità globale. È il caso della pellicola Il passaporto (Паспорт, 1990) di Georgij Danelija, che segue le disavventure di due fratelli i quali, per uno scambio di passaporti avvenuto quasi per gioco, si ritrovano a vivere due identità simili ma scambiate.
Ci troviamo a ridosso della caduta dell’Unione Sovietica, in quella fase in cui la politica e la società civile sono in balia di tormenti umani e professionali pieni di indecisioni. Il regista, anch’egli non esente dai cambiamenti in corso, ambienta il film in tale contesto storico, trasformando una finzione cinematografica in pretesto reale per raccontare vicissitudini naturali e comportamentali, e restituire così un affresco perfetto della società del tempo.
Ambientato in tre stati differenti – Unione Sovietica (Georgia e Russia), Austria e Israele – il film di Danelija concentra l’attenzione su uno solo dei due fratelli, facendolo viaggiare per terra e per aria tra diversi paesi nel tentativo di risolvere l’equivoco. Il pretesto serve all’autore per mettere in scena una commedia dai toni a tratti drammatici, capace di alternare le emozioni non solo dei protagonisti ma, soprattutto, degli spettatori, che si ritrovano in balia di un uomo incapace di trovare la propria strada, e con essa la propria vera identità.
Sta qui il fulcro del film, nella sua essenza più autentica: creare un’alienazione identitaria del protagonista in cui uno stato intero – l’URSS – può riconoscersi. I dubbi, le aperture verso un nuovo mondo in arrivo, le incertezze economiche e sociali sono il riflesso lungimirante che Georgij Danelija riesce a inserire nella pellicola.
Il continuo attraversamento dei confini fisici diventa così solo un gioco delle parti, in cui l’essere umano non può che sottostare a regole costruite per limitare se stesso; la libertà di movimento resta forse un’utopia destinata a non realizzarsi mai. Mi preme qui citare un passaggio del film in un momento topico, quando Senja (Armen Dzhigarkhanyan), dopo aver aiutato Merab/Jakov (Gérard Darmon) a passare il confine dalla Turchia alla Georgia, gli dice: «Ci rivedremo nell’altro mondo. Lì non esistono confini».
Altrettanto importante è il personaggio di Borja (Oleg Jankovskij) che diventa simbolo del capitalismo con cui molte persone si identificavano in quel determinato contesto storico. Lui è appunto la tipica raffigurazione di un’infima e subdola (seppur minima) rappresentanza di opportunisti.
Ecco, Il passaporto è un film che non parla di migrazioni in senso proprio – se non per accennare al fenomeno dell’emigrazione ebraica verso Israele, che in quegli anni prese piede – ma restituisce una realtà straordinariamente vera di un’epoca importante, alle porte del 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino e alla vigilia ormai imminente del crollo dell’URSS. La riscoperta di nuove visioni e l’apertura al mondo occidentale, che per alcuni rappresentava una sorta di miraggio, definì un contesto storico di vitale importanza – lo stesso in cui un semplice documento, il passaporto, poteva farsi metafora di un’identità intera, sospesa tra due mondi.
Nello stesso anno uscì un altro film che – per certi versi – raccontò gli anni delle Perestroika anche se con un linguaggio differente, parlo di Nati in URSS – 7 anni un documentario di Sergej Mirošnicenko.
Il passaporto (Паспорт)
(Unione Sovietica, 1990)
Regia: Georgij Danelija • Sceneggiatura: Georgij Danelija, Revaz Gabriadze, Arkadij Khayt • Produzione: Konstantin Alexandrov, Viktor Frejlich, Philip Ratton • Musiche: Giya Kancheli • Suono: Viktor Babushkin • Fotografia: Vadim Yusov • Montaggio: Tatyana Egorycheva • Scenografia: Emanuel Amrami, Dimitri, Takaishvili • Costumi: Sophie Quemener, Yekaterina Shishlina • Interpreti: Gérard Darmon, Natalya Gundareva, Armen Dzhigarkhanyan, Kim Sullivan • Durata: 103′ • Scheda film: IMDb
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