Rivista digitale di critica cinematografica

Garden Lane è un film drammatico svedese del 2017 diretto da Olof Spaak. Autore di cui, per la prima volta, vedo un film. Il titolo originale è Trädgårdsgatan, ma qui ci limiteremo ad usare il titolo in lingua inglese.

La storia segue Eric ed Elin, due adulti che si rincontrano a un funerale e rivivono l’estate oscura e magica in cui si conobbero da bambini. Durante quel periodo, i loro genitori, Linda e Peter, erano tossicodipendenti, e per alcuni mesi violenti ma intensi, vissero tutti insieme come una famiglia. Nonostante i tentativi disperati di Linda e Peter di creare un legame affettivo con i figli, la loro dipendenza li trascinò sempre più nel baratro, costringendo Eric ed Elin a lottare per la sopravvivenza.

Garden Lane non è semplicemente una storia; è un’immersione profonda nell’intricato labirinto dei ricordi. Un’esplorazione delicata e intensa di temi universali che toccano le corde più profonde dell’animo umano.
La narrazione si addentra nel territorio fragile dell’infanzia, un’epoca di purezza e vulnerabilità e attraverso gli occhi dei protagonisti, assistiamo alla graduale e a volte dolorosa perdita dell’innocenza, un processo inevitabile che segna il passaggio all’età adulta. Soprattutto in contesti difficili, dove le sfide e le avversità mettono a dura prova lo spirito umano. Emerge così la forza della resilienza. I personaggi di Garden Lane dimostrano una straordinaria capacità di adattamento e di superamento delle difficoltà, trovando la forza di andare avanti anche quando tutto sembra perduto.

Garden Lane (2017) – Frame da film

Il tema dei bambini nel cinema (o dell’adolescenza) è abbastanza importante, soprattutto se si pone l’accento sulle condizioni psicofisiche. Luciano Cecconi, nel suo saggio I bambini nel cinema, scrive a proposito della relazione appena descritta: […] << Anche il cinema, in quanto forma di rappresentazione della realtà, può essere visto come testimone dell’infanzia, soprattutto nella sua dimensione di prodotto culturale. Il cinema, al pari e forse più della letteratura, offre un esempio concreto di come una forma d’arte possa sviluppare e diffondere a livello di massa una determinata rappresentazione sociale >>. Concordo con lui, ma in questo caso è il cinema l’unico veicolo di diffusione/comunicazione concreto.

Continua: << Il cinema, infine, oltre a costituire una valida forma di integrazione delle fonti storiche consolidate possiede un’altra caratteristica molto importante dal punto di vista formativo: la capacità di essere utilizzata come forma della didattica. L’esperienza filmica viene perciò presentata anche come l’elemento centrale di uno specifico ambiente di apprendimento utilizzato per la formazione iniziale dei docenti >>.

La didattica appunto, come ben spiega Cecconi è alla base di tutto. Spesso viene sottovalutata l’importanza della formazione dei ragazzi e delle ragazze nella prima fase della loro crescita. Ma il fulcro sta proprio lì. 
I ricordi a cui i due si rifugiano spesso non sono idilliaci, fanno emergere situazioni dove il contrasto tra presente/passato e realtà/verità cammina su sottili rotaie indecifrabili. Al contempo, alcuni momenti sono determinanti per sviscerare le sottili ma forti passioni dei protagonisti nell’affrontare il presente.

Garden Lane (2017) – Frame da film

Credo che la bellezza del film risieda nei pochi momenti della contemporaneità e non negli amarcord perduti ed edulcorati, proprio perché la sagacia dell’autore è stata quella di differenziare i momenti storici ma, allo stesso tempo, creare volutamente una rottura e portarci verso strade impervie. Lo spettatore sarà più affine a legarsi ai momenti vissuti in passato, anche se personalmente credo che l’attenzione vada posta al presente. È qui che i due ragazzi si pongono il problema di vita, ed è qui che la vita vive.
In quella fenditura che il passato ha aperto.

Garden Lane, quindi, esplora le dinamiche intricate e spesso conflittuali delle relazioni familiari in contesti difficili, dove le tensioni e i segreti possono minare i legami affettivi, tanto da portarci a riflettere sulla natura ambivalente dell’amore e del perdono.
Ma se solo fossimo più lungimiranti nella visione della nostra vita, un poco più razionali, film come questo non esisterebbero. Ma tant’è! 

Il film di Spaak è un buon film.


Riferimenti bibliografici
L. Cecconi, I bambini nel cinema. Le rappresentazioni dell’infanzia nella storia del cinema, Franco Angeli, Milano 2006.

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