Rivista digitale di critica cinematografica

“Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor

Il determinante punto di vista del nemico

Nei mesi che hanno preceduto l’inizio della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia era stato annunciato un film a sorpresa. Gli accreditati e il pubblico, durante la fase di prenotazione, si sono iscritti una proiezione di cui non sapevano assolutamente nulla. Qualche giorno prima che il Lido di Venezia aprisse le sue porte ai cinefili di tutto il mondo, il direttore artistico Alberto Barbera ha poi rivelato pubblicamente il titolo del film misterioso: un documentario dal titolo Naza (2026) di Yuval Abraham e Rachel Szor, già coautori del documentario premio Oscar No Other Land (2024).
L’accoglienza del pubblico in Sala Grande durante l’anteprima internazionale è stata a dir poco straordinaria: ben 25 minuti di standing ovation, seguito dal Premio speciale della Giuria.
Non si può certamente dire lo stesso per quanto riguarda l’accoglienza ricevuta da Israele, paese a cui appartengono i registi del documentario. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha minacciato i due autori di revocargli la cittadinanza accusandoli di tradimento alla nazione.
È bene, quindi, addentrarsi all’interno del film per comprendere i motivi di questa reazione analizzando come i due registi hanno utilizzato la forza del dispositivo cinematografico.

I registi Abraham & Szor – ph. Jacopo Salvi – Courtesy: Archivio Storico La Biennale di Venezia

Girato quasi interamente sulle terrazze di Tel Aviv di notte, il documentario si propone di raccontare il modo in cui l’esercito israeliano ha sistematicamente programmato l’uccisione dei civili palestinesi. Sui tetti di Tel Aviv prendono vita delle preziose interviste fatte ad alcuni ufficiali dell’intelligence israeliana, i quali saranno protetti da eventuali ripercussioni future grazie ad alcuni espedienti registici: camera fissa, controluce generata dalle luci della città di notte, buio e l’alterazione delle voci degli intervistati. In generale, il comparto tecnico di questo film (che dura solo 80 minuti) è ridotto all’essenziale. Il montaggio fa susseguire le immagini dai tetti una dietro l’altra sempre con la stessa inquadratura, non c’è musica, non ci sono movimenti di macchina suggestivi, tutto questo perché il focus dello spettatore deve concentrarsi più su ciò che ascolta che su ciò che vede. Le dichiarazioni di questi ufficiali sono, infatti, agghiaccianti.

Innanzitutto ci viene subito spiegato cosa vuol dire “Naza”: è un acronimo ebraico derivato dall’espressione “Nezek Agavi” e vuol dire “Danno Collaterale”. Il termine è utilizzato dai servizi segreti israeliani per indicare il numero previsto di civili da attaccare.
Come la storia ci insegna, la persecuzione israeliana nei confronti degli abitanti della striscia di Gaza non è certamente iniziata negli ultimi tre anni, esiste e va avanti da troppo tempo. Gli ufficiali intervistati, però, ci tengono a specificare come per Israele gli eventi del 7 ottobre 2023 siano stati determinanti per trovare una giustificazione alla loro opera di sterminio e di come Hamas abbia firmato la condanna a morte del suo paese, quasi come se avesse autorizzato Israele, da quel momento in poi, a poter agire in qualsiasi modo per distruggere l’intera Striscia.

Naza (2026) – Frame dal film

Uno degli aspetti interessanti del documentario sta infatti, a mio avviso, proprio nella scelta di proporci il punto di vista del nemico. Ascoltare il modo in cui la mente di questi agenti militari sia stata addestrata per giustificare le loro azioni omicide, la loro fredda programmazione mortale verso persone ridotte a un mero calcolo statistico, riesce ad ottenere un forte risultato: rafforzare la posizione di chi difende il diritto ad esistere della Palestina.
Finora ascoltare i racconti dalla striscia di Gaza, vedere le immagini dei cittadini presi d’assalto, bombardati, con gli edifici distrutti e i bambini in lacrime, ha sempre avuto il compito di sensibilizzare tutto il resto del mondo che è stato lì a guardare. Ascoltare le dichiarazioni di chi invece questo genocidio lo sta attivamente operando ha un altro impatto e il progetto di Yuval Abraham e Rachel Szor è estremamente coraggioso e intelligente.
È il progetto di chi non vuole arrendersi. Dopo No Other Land, in cui ci hanno mostrato il punto di vista di chi viene aggredito, decidono di insistere e di mostrarci anche l’altro punto di vista, quello di chi aggredisce. Alcuni degli intervistati vengono sottoposti a domande scomode, perché si tratta di esseri umani e la domanda più grande è quella che si pone tutto il mondo da quando questo massacro è cominciato: come si vive agendo in questo modo? I soldati e gli uomini che uccidono non si pongono delle domande? E qui arrivano le risposte più terrificanti: «Per noi era come giocare a un videogioco».
L’intera operazione militare è vissuta come quando in un videogioco hai un obiettivo, un drone militare, e vai a cercare di vincere.

Grafica promozionale per la distribuzione del film – I Wonder Pictures

È in questi momenti critici del film in cui ci si rende conto che l’orrore non è fatto solo di immagini, ma anche di parole. A rafforzare il senso di terrore nello spettatore è proprio la scelta di non mostrare le immagini di guerra, tutto è affidato alle parole e, soprattutto, all’immaginazione di chi ascolta. Il fuori campo può essere a volte molto più potente di qualsiasi messa in scena, e i due registi di Naza lo sanno bene, perché hanno deciso di scuotere le coscienze degli spettatori non più con le immagini di distruzione che vediamo continuamente da tre anni, ma utilizzando i meccanismi stessi della nostra mente. 

Il documentario verrà distribuito in Italia da I Wonder soltanto nelle giornate del 28, 29 e 30 settembre 2026, una finestra di distribuzione davvero piccola per un film enorme. L’invito è quello di invadere le sale, nella speranza che la divulgazione di questa nuova prospettiva da cui guardare un genocidio che riguarda tutti noi possa ricordarci che siamo ancora lontani dalla fine, che anche se una fine la vedremo sarà comunque troppo tardi per ripulire questa macchia di peccato dalla coscienza mondiale, e che forse andare in sala per informaci e sostenere la causa è il minimo che possiamo fare in quanto esseri umani.

Naza 
(Regno Unito, 2026)

Regia: Yuval Abraham, Rachel Szor • Sceneggiatura: Yuval Abraham, Rachel Szor • Produzione: The Guardian, JW Films (Jim Wilson) • Suono: Lars Ginzel, Benjamin Hörbe, Rob Farr • Fotografia: Rachel Szor • Montaggio: Yuval Abraham, Rachel Szor • Interpreti: Yuval Abraham • Durata: 80′ • Scheda film: IMDb

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