Rivista digitale di critica cinematografica

Ci troviamo in Croazia – nel centro di Zagabria precisamente – ai giorni nostri. Il protagonista della storia è Vjeko (Nebojsa Glogovac), un insegnante di scuola superiore che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio della lingua croata.

Vjeko vive in una casa da solo, con suo padre malato e con l’impossibilità di muoversi. Questo implica il fatto che deve essere assistito e rimanere perennemente a letto.
La vita di Vjeko, traumatizzata dalla perdita del suo compagno, il violoncellista Bobo, è piatta e senza sentimenti. L’unica emozione che prova è quella di vestirsi e truccarsi da donna e girovagare di notte per la città. Ed è proprio qui che succede qualcosa che darà una svolta narrativa alla storia.
Una sera viene fermato e picchiato da un gruppo di naziskin che lo riducono malamente, facendolo finire in ospedale. Qui conoscerà Maja, l’infermiera che si prenderà cura di lui e che si capirà essere la sua vicina di casa, abitante dello stesso condominio.
Inizia da questo momento una serie di relazioni tra i due che li porterà a stringere un legame molto affettivo, contrapponendovi, alle volte, le difficoltà di Vjeko di accettare Ante, il marito della signora, perché Serbo.
La distanza tra i personaggi è sottolineata per una buona parte del film da una scelta rigida di inquadrature, a indicare come ciascuna figura sia afflitta da un sostanziale isolamento umano.

Frame dal film

Una forte diffidenza separa Vjeko, il padre e il poliziotto Ante, dovuta in parte a pregiudizi ideologici, in parte a traumi maturati in passato dagli stessi personaggi. L’aura di incomprensione e risentimento è sottolineata a livello visivo dalla persistenza di una penombra cupa, dalla presenza ricorrente di muri e paraventi, come a occulatre e dividere sezioni della morale.
Se il vecchio ustascia, fascista, bigotto e autoritario, è l’emblema muto e morente dei valori della vecchia Croazia, Ante e Vieko rappresentano invece la società moderna, multietnica e multisessuale. L’integrazione è possibile soltanto a condizione di una mutua apertura e questa avviene nel film grazie a Maja.
Quando Vjeko subisce un pestaggio, Maja cura lui e accudisce il padre, ottenendo in cambio la promessa che il professore aiuti il marito a superare l’esame sulla costituzione croata. L’istinto femminile, amorevole e materno, si configura quindi come elemento catartico, capace di ripulire pregiudizi e violenza, favorendo l’amicizia e la collaborazione.

Si avverte una certa sofferenza in The Constitution (2018), ed è molto fisica. Come fisica è la trasformazione del professor Vjeko in Katarina; fisica è la ferita di Maja, che la porta a perdere il figlio e la possibilità di concepire naturalmente; fisico è il tracollo del padre di Vjeko, del tutto dipendente dalle cure del figlio e dell’infermiera. I corpi di The Constitution – che siano essi forti o mutilati, malmenati o magnificamente abbigliati – parlano e raccontano le storie di donne e uomini che non si arrendono, che hanno bisogno di abbandonare l’odio per poter dare ai loro figli e alle loro figlie un posto migliore dove esprimersi, vivere e amare.

Frame dal film

Realizzare un film come questo e contestualizzarlo con ciò che sta avvenendo oggi in Europa è di per sé un forte atto di presa di coscienza umana e politica. Rajko Grlic, il regista, prova a restituire quel dramma con tocco delicato e introverso, di una situazione razziale devastante, che va ben oltre i pregiudizi che quotidianamente assistiamo, sbigottiti, da ciò che accade nel mondo.
Una riflessione, questa, figlia di una generezione che sta avviandosi a cercare in tutti i modi di destituire “le Repubbliche” europee, attivando un atto di cambiamento politico-militare.
Del resto, la scelta di Grlic del titolo originale Ustav Republike Hrvatske, letteralmente tradotto in La Costituzione della Repubblica croata, rimane forte e con un pieno senso di valore democratico, qualora questa ideologia fosse ancora accettabile.

The Constitution – Due insolite storie d’amore (Ustav Republike Hrvatske)
(Croazia, Repubblica Ceca, Slovenia, North Macedonia, Regno Unito, 2018)

Regia: Rajko Grlic • Sceneggiatura: Rajko Grlic, Ante Tomic • Produzione: Ivan Maloča, Maja Vukic • Musiche: Duke Bojadziev • Suono: Laurent Chassaigne, Markéta Císarová • Fotografia: Branko Linta • Montaggio: Andrija Zafranović • Scenografia: Zeljka Buric • Costumi: Leo Kulas • Effetti speciali: Drago Poldrugac • Effetti visivi: Zoran Mihailovic • Interpreti: Nebojsa Glogovac, Dejan Acimovic, Ksenija Marinković, Jelena Jovanova, Mladen Hren • Durata: 93′ • Scheda film: IMDb

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