“Train Dreams” un film di Clint Bentley

Le piattaforme streaming, nell’ultimo decennio, ci hanno abituato (o forse sarebbe meglio dire assuefatto) a una tipologia di narrazione piatta e costante, una sorta di “cura Ludovico” d’altri tempi. Questa assuefazione, appunto, che porta gran parte di autori e autrici ad assecondare le regole del mercato (Netflix docet), sta creando un panorama prettamente sterile da un punto di vista qualitativo e autoriale, elargendo invece serie TV da “scaffale del supermercato”: tutte uguali ed edulcorate da narrazioni stucchevoli. Diciamo pure di puro intrattenimento (che, sia chiaro, ci sta!).
Restando però in tema piattaforme, soprattutto in quella citata poco sopra, è ancora possibile imbattersi in chicche preziose, di cui forse neanche gli stessi “capi” di Netflix si rendono pienamente conto di avere in catalogo.

La perla di cui parleremo oggi si intitola Train Dreams (2025), film diretto da Clint Bentley. Ammetto di non conoscere il regista, forse perché si tratta solo della sua seconda opera di lungometraggio, o forse perché, come nel caso di A Ghost Story di David Lowery, basta un solo film fatto bene per emergere e ottenere un meritato riconoscimento internazionale. Train Dreams, fin dalle prime scene che appaiono sullo schermo, emoziona. La sua essenza delicata, espressa attraverso le inquadrature e accompagnata dalla superba recitazione dei due protagonisti, Joel Edgerton e Felicity Jones, rende immersivo questo ritratto familiare, che al contempo si cosparge di un’inquietudine tale da renderlo un film per pochi.

Gladys e Robert insieme – Frame da film

Il respiro visivo di Train Dreams è infatti imponente e avvolgente. Il riferimento al cinema di Malick è fin troppo evidente e immediato. Ma qui il contatto dell’uomo con l’universo è mostrato come una forma di fatalismo e non più come il risultato della perfetta armonia. Train Dreams, come il treno che attraversa la galleria, è un viaggio nel tempo. Fisico, ma soprattutto mentale. Un viaggio dove le azioni si mescolano ai ricordi, dove il presente è mostrato come qualcosa che è già avvenuto.

Tratto dall’omonimo romanzo di Denis Johnson (in Italia edito da Mondadori nel 2013), il film narra la vita di Robert Grainier e ripercorre circa ottant’anni nei pressi di Bonners Ferry, Idaho (USA). Robert sposerà Gladys, con cui avrà una bambina e una vita semplice, vissuta a stretto contatto con la natura. Lui si occuperà del lavoro nei boschi, che spesso lo porterà lontano da casa per settimane, mentre Gladys dedicherà il suo tempo alla figlia e alla cura domestica. Siamo nei primi anni del Novecento e, di lì a poco, lo spettro della Prima Guerra Mondiale arriverà, seppur solo come contorno narrativo, a modificare alcuni aspetti della loro vita.

Il film rappresenta in modo molto efficace il senso dell’amore, visto soprattutto attraverso gli occhi di Robert, che dovrà convivere con un senso di colpa grande quanto l’intero arco della sua esistenza. Ed è proprio questo uno dei punti di maggiore interesse che emerge, almeno per il sottoscritto, nella peculiarità con cui Johnson prima e Bentley poi dipingono i personaggi. Un affresco straordinario di quasi cento anni, raccontato attraverso gli usi e i costumi di una società in divenire ma, allo stesso tempo, attraverso la lentezza quotidiana di un protagonista che non si lascia avvolgere dalla contemporaneità dilagante e rimane incagliato in un amore che non tornerà mai.
Train Dreams diventa così anche un film sull’attesa, su un romanticismo ormai scaduto, che non si riconosce più nei giorni odierni, figlio di un tempo che fu.

Gladys Grainier – Frame da film
Robert Grainier – Frame da film

Train Dreams resta un’opera che fa sognare, che fa arrabbiare e che, nel bene o nel male delle scelte della nostra vita, ci fa piangere. Lacrime che pochi film riescono a far scendere, e la compassione suscitata dalle scelte di vita di Robert non può non emozionare.

Gli ultimi minuti del film lo consacrano come un capolavoro della settima arte, nonché della cultura statunitense, accompagnati dalla splendida canzone omonima di Nick Cave, capace di distruggere i cuori e spezzarli in due.
Train Dreams è una pellicola raffinata di cui avevamo davvero bisogno, soprattutto in un contesto sociale odierno che di bello ha ben poco. La speranza di poter tornare ad amare, così come si amava un tempo, forse non è poi un’utopia.

Sitografia
S. Emiliani, Train Dreams, di Clint Bentley, in Sentieri Selvaggi, Italia 2025
(https://www.sentieriselvaggi.it/train-dreams-di-clint-bentley/)

Scopri di più da Cinema d'Oltre

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere