“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.
Enrico Berlinguer
L’altro giorno – dopo aver finito di guardare l’ultima puntata della serie TV Kleo (2022 – 2024) – ero intento a pubblicare un post su Instagram che richiamasse quanto appena visto. Solitamente durante la visione di un film o di un’opera visuale tout court, scatto una foto che mi ricordi il momento e il contesto della visione. Quindi niente di trascendentale, solo un piccolo amarcord.
Così, decido di pubblicarla sul mio feed di IG. Tutto liscio, come sempre.
Del resto cosa potrebbe esserci di sbagliato?
Per trasparenza di comunicazione, la foto scattata (che vi riporto anche in questo scritto) raffigura una persona seminuda che tiene con una mano la bandiera comunista (rossa con falce e martello gialle) e con l’altra un fucile. Il volto è volutamente nascosto, semplicemente perché ho catturato il frame che mi interessava. Nella scena, poco dopo, attraverso uno zoom-out si sarebbe visto il protagonista. A fare da contorno, un ambiente scenografico naturale con qualche contaminazione artificiale di cemento.
Ebbene, dopo tre secondi dalla pubblicazione, il post viene rimosso! Così, pensando di aver sbagliato qualcosa, lo ricarico. Post eliminato senza se e senza ma.
Del resto, oggigiorno, sui social media si vede di tutto. L’immagine pura non esiste neanche più. Dal nudo, alle armi, dal razzismo sfrontato al dissing digitale. L’era di internet e, nello specifico, dei social media, ha letteralmente deviato le persone, portandole a diventare dei succubi della società e del consumismo più viscerale.
Decido così di provare a pubblicare una storia anziché un post, sempre con la stessa foto, e via…
Passano pochi secondi, eliminata anch’essa.

Ed allora capisco! Come tempo prima Meta mi aveva bloccato/eliminato il profilo Facebook senza alcun motivo apparente di violazione di contenuti o altro, anche Instagram (entrambi appartenenti a Meta) decide di eliminare alcuni contenuti e, questo appena descritto, non è di certo il primo caso!
Preciso che i miei profili social sono sempre stati rispettosi delle norme della community, pubblicando spesso contenuti artistici, a volte musicali, politici ma senza offendere nessuno. Diciamo che di base erano e sono sempre a tematica culturale.
Dal mio punto di vista (perché loro si limitano a dire che il mio contenuto era “spam”) il problema è stato politico.
Ben sapete (spero) che la nuova era di Donald Trump sta scompigliando il mondo oltre che profondamente gli Stati Uniti. Senza entrare in discorsi e/o temi sopraffini, mi limito a dirla come “una fottuta censura in tutti i sensi!”.
Il Presidente emerito ha abolito e modificato molte leggi (forse anche in maniera anti costituzionale) legate ai diritti umani, alla cultura, alla sanità, ai contatti internazionali e via discorrendo. Tra questi, appunto, la censura su molti aspetti e, non ultimo, sulle persone (meschine) che gestiscono i grandi social media. Meta, fra tutti, ha modificato alcuni aspetti dei suoi prodotti.
In sostanza, la mia immagine che raffigurava una bandiera comunista in un film, è stata vista come atto profondamente politico e fuori contesto rispetto alle linee guida dei suddetti social media nonché della megalitica visione repubblicana e nazionalista di Trump.
Stiamo per vivere un’era in cui la dittatura mediatica (e non solo, purtroppo) arriverà a censurare ciò che preferisce, lasciando inermi e pubblici tutti quei contenuti privi di valore, di bassa leva, dove gli utenti – ancor di più – non devono porsi domande ma, semplicemente, essere degli automi al cospetto di una classe politica in piena funzione di dispotismo. Usando i social media e, per contro, gli smartphone come oggetti futili per distrazioni da poco conto.
In riferimento a quanto detto bisogna anche parlare (e sfrutto questo articolo per farlo) di come i contenuti mediali odierni siano tanto osceni da non rendersi conto delle menti che stanno plagiando. Non ultimo, il video realizzato non l’ausilio delle AI in cui Trump e amici diffondo immagini (false) sulla possibile ri-fondazione della Striscia di Gaza in una grande e utopistica costiera turistica. A tal proposito, le parole di Dario Cecchi ci aiutano a capire il senso delle cose: […] << Lo spettatore indignato, nel momento in cui sovrappone la sua griglia interpretativa sulle immagini oscene che suscitano la sua protesta, perde un pezzo importante dell’esperienza visuale del nostro tempo. Le immagini che circolano nella rete, e che costituiscono la maggior parte delle immagini oggi fruite, diventando in qualche modo lo sfondo iconologico del nostro tempo, partecipano a un costante flusso di messaggi e informazioni. Non sono immagini-contemplazione, sono immagini-flusso. Estrarre una singola immagine dal flusso comporta naturalmente un certo atteggiamento contemplativo >>.

Ebbene, sono proprio codeste immagini a poter rappresentare il pericolo contemporaneo dell’era Trump.
Saper gestire le proprie visioni – guardare, piuttosto che osservare – ci aiuterà collettivamente ad un dissenso importante e costruttivo. Soprattutto per un futuro che di bello – ad oggi – avrà ben poco!
Sitografia
D. Cecchi, Dacci oggi il nostro osceno quotidiano, in Fata Morgana Web, 2025 (https://www.fatamorganaweb.it/gaza-trump-hamas-guerra-dei-video/)








