Nel 2020 usciva questo mio piccolo film, hom(m)e. Lo ripropongo, ripercorrendo con i pensieri un periodo certamente difficile per molti.
Un anno pieno di lotte quotidiane, di vite perdute, di lavoro infranto e desideri svaniti.
Questo film è un ricordo personale, ma se lo desiderate, fatelo vostro. Fate si che diventi aperto a tutti come atto di appropriazione di un vissuto duro ma collettivo.
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Mi piace definire il mio cinema come naïf, proprio per la sua stessa essenza di essere libero, sporco e senza nessuna regola da seguire. Da sempre vado contro ogni tendenza di aggregazione in questo mondo scellerato che per molti è lo “spettacolo”.
Questo film, come gran parte della mia filmografia, rappresenta una parte incisiva del mio metodo produttivo.
hom(m)e è un gioco di parole. È l’unione di due lingue, francese e inglese, e descrive rispettivamente ‘uomo’ e ‘casa’.
Trovo bellissima questa fusione linguistica, perché sintesi di un anno vissuto come tale. Una perfetta sinfonia tra pensiero e oggetto, tra materia e spirito.
I cineasti liberi – citando i cari amici di Cinéma Fragile – sono i supereroi dell’era dell’immagine!








